La storia è incominciata molti anni fa, con il progetto di questi due volumetti dedicati a poesie di Alessandro Catà e Alessandra Giappi.
I libretti erano bellissimi, immaginati con grande cura. La carta reperibile in un piccolo negozio specializzato di Milano e la stampante di allora permetteva di stampare la copertina, addirittura col risvolto.
Ma dipendere dai mezzi tecnologici è una questione di moda, allora ancora non lo sapevo. Se si rompono, i progetti saltano o devi adattarti. Così si ruppe la stampante e il negozio chiuse.
Di quell’idea è rimasta la sigla, narcyso, che non è il narciso novecentesco ipotizzato da Freud, ma un’altra cosa, come qualcuno sa già. Il logo, un giovanetto che si guarda, in forma di cammeo. Poi è cambiato, e ora si è stabilizzato sull’idea di tre foglie; tre momenti diversi della stagione: terra, bianco e oro.
Insomma: l’idea, credo definitiva, è quella di rispettare l’assoluta precarietà del maneggiare con le mani questi materiali fragilissimi: carta, disegni, e non per ultimo, le parole. Tecnologia minima; ogni oggetto diverso dall’altro, ispirato all’atmosfera e al significato dei testi. Oggetti unici, fuori commercio. Un dono per l’autore.


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