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Gli esseri dormienti
Venerdì 7 marzo
Gli oleandri sono ancora avvolti nei loro lenzuoli trasparenti, allineati lungo il vialetto come case di vetro che attendono di sciogliersi ai primi tepori. Il vento di qualche giorno fa ha strappato dei lembi, ha piegato qualche tutore così i rami più piccoli si sono liberati, esponendosi al cielo.
Li vedo in trasparenza e mi chiedo se siano stati capaci di sopravvivere all’inverno o se siano trapassati in un sonno dolce, senza nemmeno accorgersi di non essere più. Così, ora, i loro corpi mi sembrano come promesse non mantenute, domande, manifesti di una morte dolce.
Allo stesso modo, sulla collinetta, gli alberi da frutto. Solo il pesco ha messo dei piccoli germogli, invisibili macchioline come promesse di un fiore. Ma gli altri ancora dormono. Sono piccoli come bambini. Non so ancora se le loro radici si siano ancorate al suolo o se la dura argilla le abbia seccate per sempre.
L’erba ancora gracile ma già fiorita fa da corona alla loro base, sembra preparare il giorno in cui si faranno vivi, come un parente lontano che ritorna.
Da questa panchina osservo il loro misterioso silenzio. Non bisogna far niente davanti a loro persino non pensare: forse l’unico modo per scacciare il male dal mondo.

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