SERVI
Domenica, 23 Marzo
Per chi si scrive un diario? Sicuramente per noi stessi. Un diario è uno spazio minuto in cui il mondo si ferma. Non può contenerlo tutto se non nella forma di un’attestazione minima.
Ma scrivere, qui, in questo spazio dove il confine è un orizzonte lontano di case, è come parlare di un mondo che si è rimpicciolito nella sua essenza.
Non vedo il dolore, la guerra, ma la percepisco nella fatica silenziosa della terra che resiste allo sguardo degli uomini, che non vuole essere guardata.
Così bisogna imparare a guardare, ad ascoltare una lentezza che improvvisamente esplode la notte quando dormiamo. Tutto si prepara, tutto avviene: la guerra dei fiori che spingono per sbocciare, le piantine che si scrollano delle zolle per essere, per imparare ad essere.
Voi, mostri che uccidete e comandate, fareste scempio anche di questa vita minuta che resiste, che non vi chiede niente, che non vuole niente. Che si nutre anche del niente per essere e non vi conosce, non sa che ci siete. Voi uccidereste anche me, la mia casa, i bambini che curo. A voi non importa nulla della razza, la razza è solo una scusa per imbandire la tavola al dio del nulla, al dio che vuole la scomparsa, la disgregazione delle forme. Voi siete i servi del Potere.

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