Ricevo da Silvano Sbarbati una bellissima restituzione alla terza plaquette di STRAPPI, con quattro sue poesie.
Lo ringrazio, come sempre, per aver capito il senso della mia iniziativa.
Ho ricevuto in dono un libro fatto a mano,
alla lettera. Copertina cartonata in purezza di grana vera
carezza al tatto. Colorata dal collage di quattro
acquerelli di sfumature impreviste. Quattro per ogni copia
e le copie sono due, dunque otto luminosità
pennellate imprecise manovre di mano gentile.
Raffinata fustella di una piccola foglia il marchio
dell’editore (ma no, nella quarta di copertina la foglia
è rimasta integrale segnale pervasivo di sé).
La collana è nominata “strappi” ma la carta celeste
fa resistenza e sorregge quattro brevi liriche
di quattro versi (fatta salva l’ultima, aumentata a cinque
forse per un errore di ritmo – uno strappo alla regola
del quattro). Eppoi ancora imprevisto all’interno
nella sacca di carta della terza di copertina
“quaderno blu, pensieri a matita bianca” a caratteri
manuali, grafia magistralmente chiara d’affetto
per il lettore, unico, io, nel subbuglio dello stupore
del piacere per gli occhi e le dita, in subbuglio per esempio
per quella striscia rosso sangue nella patella
di sinistra per quel nastro di cartone martellato denso
che taglia in verticale la quarta di copertina.
Un poeta - così tanto editore che si espone
così tanto mentre sceglie le carte eppoi taglia, colora, segna,
piega e annuncia “poesia come strappo taglio
fuoco artificiale dolore che si fa parola” –
un poeta così mi avverte nella patella della quarta di copertina
con la parola di un altro poeta che “ il cattivo tempo è alle porte
e consiglia la prudenza” ( e ancora in subbuglio
senza stupore mi spinge a riflettere su queste parole scritte
con rigore calligrafo per indicarmi un sentiero con un gesto
di avvertita amicizia, un richiamo
al Reale Sentimento del Tempo
Presente). Aggiungo: i miei componimenti, hanno per titolo
“quattro liquidi” e forse – in subbuglio solo a pensarlo –
hanno per tema la fine dell’accadere.
Così mi accorgo da lettore che il quaderno blu
vergato a mano dice dell’accadere, dopo aver detto del destino
delle foglie (le mie, quelle mie foglie, quelle
che stanno dentro il mio primo componimento).
Così – qui così che equivale a pertanto, cioè equivale
a causa di ciò – questo libro fatto a mano
in duplice copia originalmente diversa – lievita.
Una edizione così dedicata, così misurata di miei versi
è una edizione che mette al mondo “necessità e pietà e umiltà”
scrive il poeta così tanto editore a cui devo
l’onore della commozione – dell’essere stato mosso in subbuglio ancora –
di fronte ad un oggetto così vivente, così accogliente
com’è questo libro fatto a mano ricevuto in dono.
Questo poeta così tanto editore strappa i lembi
del velo sulle parole - le mie chissà se necessarie –
resuscitandole in una edizione così tanto limitata da rimanere
dentro di me, dopo essere state partorite.
Questo poeta così tanto editore mi espone con sé
nel viaggio per essere letti in edizione limitata
essendo i limiti, sul bordo dello strappo che ciascuno
è nel momento in cui scrive.
A questo poeta così tanto editore posso solamente
restituire – in subbuglio e in stupore – la inconsapevole
ma necessaria risposta alla sua consapevole domanda
scritta con rigore calligrafo potente come il carattere
unico di un editore così tanto poeta. Rispondo così
le foglie NON conoscono il loro destino. Grazie.
Monte Roberto, 16 marzo 2025

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