Diario: FIORI E BAMBINI

 

Martedì 25 marzo

FIORI E BAMBINI



Martedì 25 marzo

FIORI E BAMBINI


Recido i fiori, l’erba, porto il rumore in mezzo al verde. Lo spazio della casa non è un luogo selvaggio. E’ un luogo dove ogni cosa ha il suo posto. Lo pretende. Ce lo chiede.

Portare il caos nella casa vuol dire abolirne i muri, proclamare la confusione di un dio, un dio che abita la nostra testa.

Eppure ogni volta che ogni fiore cade, non posso fare a meno di pensare ai bambini. Un’equazione dolorosa: gli uomini buttano le bombe, io recido i fiori. Rabbrividisco all’idea di una necessità naturale, di una logica delle cose dove la compassione non è contemplata.

Eppure so che i fiori rinasceranno perché, mentre li recido, loro sparpagliano i loro semi misteriosi. Stanno in attesa.

Così, nel volto di ogni bambino ucciso, un altro bambino mostra in controluce un nuovo volto che si prepara a venire. Forse è questo il vero progetto di dio: ricreare incessantemente laddove le forme preparano il loro disastro.

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