Si può fare editoria di poesia accettando, cercando e perseguendo la quantità e quindi
cadendo necessariamente nel compromesso con esiti spesso bislacchi e deludenti, oppure si
può fare editoria di poesia per sottrazione?
Si può stare nel margine, sia dal punto di vista esistenziale, sia dal punto di vista
dell’esposizione pubblica, anche dal punto di vista della produzione dell’oggetto editoriale
che contiene e traghetta il testo.
Si può stare dentro quella marginalità che molto spesso la letteratura, la poesia, ha scelto. Lo
ha sempre fatto in epoche drammatiche, in epoche persecutorie...in Russia, per esempio.
Stiamo parlando di quelle produzioni, di quelle autoproduzioni che circolano in ambienti
ristrettissimi, persino personali o relazionali dove sembra unicamente possibile la libertà
espressiva senza compromesso. Stiamo parlando di atti di resistenza pura e questo
oggetto/libro polisemico, con tutta la sua programmatica forma di marginalità appartiene a
questa tipologia.
Ma non solo: contiene anche un aspetto che è bandito dal narcisismo imperante e cioè una
sottilissima, dolcissima, affettuosa ironia dove non solo sta la citazione leggera e
puntualissima del grande poeta che parla degli uccelli come i primi pensieri del mondo,
(Giorgio Caproni) ma contiene anche un’appendice marsupiale, una tasca meravigliosa,
forse il gesto più geniale di tutta l’opera; una tasca marsupiale dove è riposto non l’oggetto
testuale ma lo spazio della testualità futura. Un oggetto di grande speranza, quasi una sorta
di figliolanza interna all’opera che allude alla dimensione futura dove se non noi ma altri
vedranno e raggiungeranno l’isola.
strappi
10
Paolo Donini
I PASSERI
(tre poesie dall’estinzione)
In copertina:
Archetipi
All’interno:
Taccuino per i nomi degli uccelli
tempera, timbri
*
I passeri 1
si dice, i pesticidi che avvelenano i campi,
le gazze che saccheggiano i nidi, i gatti
che pur addomesticati conservano
l’istinto della predazione; e cosa dire
dello scricciolo, cugino del passero,
a lui sodale in modestia? Inquilini cinerini
di rovi e siepi, il passero, lo scricciolo,
creature dell’inverno, capaci
di vita frugale, avvezzi a sopravvivere
nel gelo, a nutrirsi di briciole, stanno
scomparendo, a vantaggio, pare,
della specie dette opportuniste: piccioni,
storni, gabbiani – la medesima selezione
che sta epurando gli umani.


Bellissime considerazioni, poesia esemplare per limpida sobrietà. Grazie a Paolo Domini.
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